Da tempo il nostro team segue la “truffa diamanti”, esplosa solo in questi giorni con evidenza su tutti i media.

Avvalendoci della consulenza di un noto esperto internazionale gemmologo, avevamo potuto constatare come in effetti l’importo richiesto per l’acquisto delle pietre (proposte dalle Banche come investimento sicuro, redditizio e di immediata liquidabilità) fosse ben 2-3 volte superiore al loro reale valore gemmologico e pertanto invendibili sul mercato.

E così in effetti sembra ora emergere a seguito dell’indagine dell’AGCM che ha sanzionato, per pratiche commerciali scorrette, alcuni Istituti di Credito e l’IDB SpA (ovvero l’azienda che vendeva i diamanti tramite il canale bancario), del fallimento di tale società (con sentenza n. 43 del 15.1.2019 del Tribunale di Milano), e dei sequestri giudiziari operati a tali soggetti nell’ambito dell’inchiesta penale in corso in merito.

A questo punto, si impone la necessità, per i risparmiatori che non dispongono materialmente delle pietre – lasciate in custodia alla IDB SpA – di avanzare, entro l’8 marzo 2019, istanza per la loro restituzione / rivendica nella procedura fallimentare pendente dinanzi al Tribunale di Milano. Fermo restando che tanto per tali soggetti che per quelli che invece dispongono delle pietre, vi è possibilità di aprire tavoli di conciliazione con gli Istituti incriminati al fine di ottenere il giusto ristoro per l’occorso (al momento Intesa San Paolo, Mps e Unicredit si sono impegnate a rimborsare i propri clienti acquistando le pietre, mentre Banco Bpm offre in alcuni casi una percentuale di rimborso, che varia da un 10% a un 50%, in pochi casi si è arrivati a percentuali superiori (70%), ma le pietre restano di proprietà dei clienti).

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